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Il complesso architettonico

Il complesso architettonico

Il complesso è formato da un corpo centrale di tipica architettura neoclassica su cui si innestano ad est ed a ovest due barchesse caratterizzate da tre arcate a tutto sesto che si alternano con una soluzione originale a quattro finestre che conservavano sulla piana del davanzale dei vasi in pietra. Un’elegante decorazione a marmorino veneziano a riquadri geometrici crea un piacevole gioco di vuoti e di pieni.

La villa ha al primo piano una serie di paraste con capitelli d’ordine composito finemente eseguiti. Al centro della facciata una finestra rettangolare si apre su di un poggiolo a colonnine e al di sopra, tra le finestre del secondo piano, spicca, racchiuso in un elegante cartiglio in pietra, lo stemma degli Spineda, sormontato dalla corona comitale in bronzo e sovrapposto alla croce dell’ordine di S. Stefano di Toscana, di cui Giacomo Spineda era cavaliere. Sul semplice frontone e agli angoli dell’edificio si erige un complesso molto raffinato di statuaria in materiale lapideo, vasi fitomorfi  con festoni e cesti di frutta, che slanciano ulteriormente la costruzione.

Il ciclo degli affreschi

Il ciclo di affreschi di Breda di Piave è certo il capolavoro di Giuseppe Bernardino Bison, nel quale la fantasia inventiva e cromatica dell’artista si estrinseca felice, anche per la scelta di applicare alla pittura murale una tonalità minore, così da farne una pittura da stanza, equivalente alla musica da camera: proprio una delle esperienze più gratificanti è il passare di ambiente in ambiente lasciandosi sorprendere di continuo dal fuoco d’artificio delle trovate.
Alla fine, dopo tanta eccitazione visiva, può restare nel ricordo, come dopo un sogno, “uno sbocciare fresco di petali, una liquida macchia d’ombra, il muoversi arioso d’un nastro”.

E’ il caso di riproporre, a questo punto, l’acuto giudizio complessivo sull’opera bisoniana del biografo Rossi: “Tutte le quali opere, sieno a’ fresco, o a tempera, o ad olio, sieno figura, ornato, paesaggio, bestiami, fiori, e perfino la sfuggevole macchietta, tutte recano l’impronta d’un pennello vivace, e ch’è più l’inspirazione d’una fantasia fervida e quasi inesauribile, prodigiosa“.